Ilva di Taranto, Matteo accolto a bottigliate


di Francesco Casula Taranto Dagli applausi del Gargano agli insulti di Taranto e le proteste a Bari. La giornata di Matteo Renzi in Puglia è il racconto di popolazioni della stessa regione che guardano alle istituzioni con animo opposto. A Peschici, dopo l’alluvione che ha causato due morti e oltre 70 milioni di euro di danni, c’è chi crede davvero nell’aiuto del Governo. Nella città dell’Ilva, invece, vince la rabbia di un centinaio tra operai dell’Ilva e ambientalisti. Nel Gargano, l’ex rottamatore si è fermato a parlare con i cittadini: “Non vi lascerò soli” e “il governo farà la sua parte com’è doveroso”. I cittadini di Taranto, invece, sono rimasti fuori dalla prefettura, dove il primo ministro ha incontrato il sindaco, il presidente di Confindustria e i sindacati metalmeccanici. Renzi non ha trovato tempo per parlare con i manifestanti che al suo arrivo gli hanno dedicato il coro “Buffone! Buffone!” e alla sua partenza hanno rincarato la dose con insulti e il lancio di qualche bottiglietta. “Se questo Matteo Renzi è il nuovo che avanza – ha commentato il comitato dei Liberi e pensanti – permetteteci di dire che assomiglia terribilmente al vecchio; a quella vecchia politica che ha immolato la città di Taranto a vittima sacrificale, sull’altare degli interessi dei grandi gruppi industriali e dello Stato”.

PER RENZI non c’è stato nemmeno il tempo per incontrare i pediatri tarantini che avevano chiesto un incontro per approfondire la drammatica situazione ambientale e sanitaria: “Mi sono fatto dare il numero di telefono della pediatra – ha detto ai giornalisti – la chiamerò. L’Ilva è una questione nazionale, la scommessa di come si può fare impresa rispettando la salute”. Una scommessa, tuttavia, che nonostante una valanga di decreti varati da tre diversi governi, lo Stato non sembra aver vinto. Inoltre, sul ilva-di-taranto-protestaprogetto “Tempa Rossa” che prevede l’espansione della raffineria Eni di Taranto e l’aumento del 12 per cento delle emissioni, Renzi è stato evasivo: “È uno dei grandi temi che suscitano grandi dibattiti nella popolazione, sono questioni su cui talvolta c’è un elemento di tensione slegata dalla reale portata dei problemi”.

Un progetto contro cui anche il comune di Taranto ha detto ufficialmente “no”, mentre il governo, incurante, sta procedendo speditamente. Poco prima di partire per la Fiera del Levante, infine, il presidente del Consiglio ha annunciato che tornerà “nel periodo di Natale, alla fine dell’anno a fare il punto della situazione”. Ma le proteste lo hanno accompagnato anche nella successiva parte della giornata pugliese. A Bari, in risposta alla “buffonata” del gelato a Palazzo Chigi, studenti e giovani precari con un carretto di gelati davanti alla stazione centrale di Bari hanno contestato Renzi spiegando che “non abbiamo bisogno delle buffonate del governo, ma di un nuovo welfare, un reddito minimo garantito che consenta continuità di reddito per chi non ha continuità di lavoro, serve dire basta alla precarietà che contribuisce all’aggravarsi della crisi e all’aumento delle diseguaglianze”.

MA AL SUO arrivo alla fiera del Levante, Renzi ha dovuto fare i conti anche con i sindaci e i cittadini del Salento contrari al gasdotto Tap. “Noi siamo pronti a rispettare chi dice ‘No’ – ha risposto il premier – ma chi dice ‘no’ non può dire ‘stop’. Parliamo di tutto senza problemi ma non si può dire ‘no’ a un’opera così”. La Tap nel Salento come Tempa Rossa a Taranto quindi: non importa cosa dicano istituzioni locali e cittadini, il premier va avanti perché “ha la testa dura” e, secondo lui, “c’è la gente che fa il tifo

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