Anticipazioni Presa Diretta: Il 7 settembre su Rai Tre con 4 inchieste speciali


Si riparte. Dopo la pausa estiva, tornano le grandi inchieste di Raitre. La voce è quella di Riccardo lacona, nella doppia veste di conduttore e reporter, che dallo studio di Presadiretta ci racconta l’Italia, com’è e come potrebbe essere. A differenza della scorsa stagione, il format della terza rete andrà in onda la domenica in prima serata, dopo l’esperimento poco felice – per lo share – del lunedì. Ci saranno quattro puntate speciali a settembre ( Utilizzatori finali, L’erba del vicino, Trasporto pubblico e Fondi europei), poi riprenderà a gennaio con altre nove inchieste. «Oggi è facile fare sesso» Riccardo, appuntamento il 7 settembre con una serata dedicata allo scandalo baby squillo scoppiato l’anno scorso a Roma, alla prostituzione in Italia e al numero crescente di clienti. «Sì, è uno degli episodi di cronaca in cui abbiamo messo le mani: è la storia incredibile delle due ragazzine di 14 e 15 anni che per mesi si sono prostituite in un mini appartamento dei Parioli.

Una vicenda drammatica, in cui i carabinieri hanno trovato oltre mille contatti nei loro due cellulari e in quello dell’uomo che le gestiva. Ciò significa che c’è una domanda di prostituzione, una pressione . di italiani adulti che non accenna a diminuire. E questo è incredibile in un Paese, l’Italia, in cui non è difficile avere un incontro sessuale libero, anche occasionale». Qual è il profilo di chi va con una prostituta? «Sono giovani, adulti, uomini sposati o fidanzati che non hanno particolari problemi di relazione. La cosa incredibile è che si tratta di gente normale e non di persone infelici che non hanno altra strada per avere rapporti sessuali». Che cosa mostrerà Presadiretta domenica? «Mostreremo per la prima volta in televisione com’è andata la vicenda dei Parioli, faremo sentire gli interrogatori e alla fine mostreremo chi sono gli utilizzatori finali. Poi ci sarà una parte in cui viaggiamo con i clienti, andiamo in un bordello austriaco, vicino all’Italia per mostrare qual è la giornata tipo di un cliente».presa-diretta-cultura-a-fondo

Da questa inchiesta, quale immagine viene fuori del rapporto tra il cliente e la prostituta? «L’idea che tu possa acquistare carne nel mercato del sesso, decidendo quanta e come la vuoi, senza perdere tempo. Viene fuori poi una nuova concezione del proprio corpo da parte delle donne, e addirittura delle adolescenti che, attenzione, non sono solo quelle dei Parioli: casi come questo ne sono venuti fuori tanti in tutta Italia». Dalla puntata che ci farai vedere domenica sera si capisce, insomma, che siamo sulla strada dello sdoganamento totale di certi costumi sociali? «Queste storie ci raccontano proprio questo: stiamo assistendo a un cambiamento importante, a un regresso pericoloso, in assenza totale di educazione sentimentale e sessuale nelle scuole». «Il pubblico si è disperso» Le inchieste sui grandi temi di attualità incollano gli spettatori al televisore, ma c’è pure chi, quando vede programmi di questo genere, cambia canale per non deprimersi.

«Penso che sia meglio far vedere la verità piuttosto che nasconderla. Anche quando ha i contorni di un racconto duro, questa è la nostra missione editoriale. E non perché vogliamo per forza dipingere il mondo così, in bianco e nero. Anzi, nei nostri racconti c’è una via d’uscita, suggeriamo la soluzione. Forse programmi come Presadiretta hanno un effetto dirompente perché sono unici nel panorama dell’informazione italiana. E così diventano un pugno nello stomaco». Le vostre denunce televisive condizionano poi le scelte delle istituzioni? «Molti dei temi che oggi sono nell’agenda politica di Matteo Renzi stavano nelle nostre puntate di settembre dell’anno scorso: dai rischi dell’austerity all’esigenza di fare grandi investimenti pubblici. Il dibattito politico attuale, insomma, ruota su cose che noi abbiamo fatto vedere con largo anticipo». Evviva la verità! Però gli ascolti di Presadiretta, ma anche dei talk show politici, sono scesi.

La gente ha voglia di leggerezza? «C’è un problema per tutte le televisioni generaliste: sta crescendo l’ascolto dei canali tematici, del resto l’offerta è tanta. Ci sono serate in cui il 30-40 per cento del pubblico è disperso sui canali tematici. E, poi, c’è un altro fattore». Quale? «E uscito di scena Berlusconi, un soggetto forte che catalizzava molto l’attenzione del pubblico. Ora che non è più il protagonista i toni sono scesi, ed è un bene, ma certi programmi non sanno più come descrivere la realtà. Se questo racconto si riduce semplicemente a una sfida tra ospiti o quel che conta diventa solo la competizione tra i tanti talk show, si commette un errore grave». A proposito di talk, cambio alla conduzione di Ballareì. Via Giovanni Floris, dentro l’ex vicedirettore di Reppublica Massimo Giannini. Che ne pensi? «Non c’è dubbio che l’uscita di Floris da Raitre ha rappresentato tecnicamente un segno meno. Faccio gli auguri a Giannini e spero che possa creare un appuntamento fisso del martedì che nessuno debba mancare, dove i temi della politica e dell’economia entrino con più forza e coraggio di quello che si è visto finora».

«Ho lanciato l’allarme» A La7, Floris si aggiunge a Mentana, Santoro, Gru- ber, Formigli. Insomma, il meglio ce l’hanno loro. La Rai sta a guardare? «La7 ha fatto una scelta editoriale, diventando la televisione generalista dell’informazione. Hanno fatto bene. A questo punto, l’errore che non deve fare la Rai è non presidiare l’informazione: il marchio di autorevolezza, la Rai non se lo gioca con il varietà. È un servizio pubblico importante per gli italiani solo se racconta il Paese. Ecco perché ho lanciato l’allarme: ho detto al direttore di Raitre di non tagliare sul prodotto. In Rai stanno chiedendo tagli lineari sulle collaborazioni, si stanno ridiscutendo i compensi. Se tagliamo sul prodotto è come se ci tagliassimo il ramo su cui siamo seduti. Una volta che le trasmissioni muoiono, rifarle è complicato: qui la pasta la facciamo in casa. Nella risistemazione dei conti, dobbiamo stare attenti a non buttare insieme all’acqua sporca anche il bambino. In Rai, a parlare di informazione non siamo rimasti in molti. E con una La7 così aggressiva non possiamo perdere un millimetro». Presadiretta reggerà la sfida degli ascolti con La7? «Ho smesso di angosciarmi per lo share, perché ho capito che oggi con il proliferare di canali anche il 5 per cento è prezioso».

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